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Il foro romano di Ariminum

E’ suggestivo pensare che proprio nel punto in cui oggi è disegnata una enorme stella, ovviamente di origine  recente, realizzata in occasione degli ultimi lavori di rifacimento della piazza, nel 268 a. C. l’agrimensore romano abbia piantato la sua groma, ed abbia fondato la colonia di Ariminum: abbia cioè definito il centro della città, fatto passare per quel punto il cardo massimo – l’attuale via Garibaldi via IV Novembre – ed il decumano massimo – l’attuale Corso di Augusto – definendo i limiti urbani alle estremità di questi assi.



Rimini ha mantenuto nel tempo quel tipo di fisionomia ortogonale propria della città romane ed ancora oggi l’evoluzione del tessuto urbano non si discosta significativamente da quella originaria impostazione.

L’incontro fra i due assi principali definisce il foro dell’antica Ariminum, oggi piazza Tre Martiri, ancora oggi una delle due piazze principali  di Rimini.

Come allora il decumano massimo collega le strade consolari più importanti: la via Flaminia che porta a Roma e, all’estremo opposto, la via Emilia che, attraversa la pianura Padana, e la via  Popilia che costeggia il mare verso nord.

Agli estremi del cardo Massimo vi erano invece la via Aretina, da sempre importante via di comunicazione con il versante tirrenico e “la via del mare Adriatico”: perché più o meno all’altezza dell’attuale stazione ferroviaria c’era l’antico porto romano.

L’attuale piazza Tre Martiri attualmente ha una dimensione ovale, in epoca romana invece aveva una pianta quadrata ed era ben più grande: si estendeva infatti verso il mare fino all’ altezza dell’ odierna via San Michelino in foro, mentre dalla parte opposta era più o meno come la vediamo adesso.

Nella parte verso il Ponte di Tiberio, si affacciava un imponente teatro, eretto nel I secolo a. C., oggi non più visibile perché i pochi ruderi rimasti sono stati inglobati nelle costruzioni più recenti le quali ricalcano l’originario andamento curvilineo delle gradinate.

Davanti a via IV Novembre, vicino alla stella possiamo vedere il cippo di Giulio Cesare. In realtà quello che vediamo è solamente il piedistallo cinquecentesco di un reperto che non c’è più: un suggestum, cioè un pietrone che era fissato sopra il cippo – infatti si vede ancora il ferro con cui era fissato – e che è rimasto lì fino a quando i bombardamenti della II Guerra mondiale lo hanno distrutto.
 
Su questo suggestum, la tradizione locale vuole che avesse tenuto i piedi Giulio Cesare quando, nel 49 a. C., aveva arringato i suoi soldati prima di marciare verso Roma.
 Se ci spostiamo verso il lato nord della piazza possiamo vedere anche la sua statua. Cesare è raffigurato con la caratteristica lorica, l’armatura dei romani, il gonnellino e la corona di alloro. Si tratta di una statua recente degli anni ’90 del secolo scorso che è la copia di una statua di epoca traiana che si trova tutt'ora in Campidoglio, arrivata a Rimini nel 1933 regalata da Benito Mussolini.
 
 
Dalla parte opposta della piazza, di fronte alla torre dell’orologio, possiamo vedere l’asola archeologica e renderci conto di come era il pavimento romano del foro: quelle che si vedono sono lastre di tracheite del I secolo d. C. che si estendono per tutta la piazza e, dopo 2000 anni, sono ancora perfettamente conservate.


 

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